domenica 22 marzo 2020

9. Kevin e lo scrivano


Paolo e Alina arrivarono per primi. Si affacciarono al giordino, e subito si fermarono tremanti. Due cani enormi, uno nero e uno bianco, dagli occhi di fuoco e dal manto lucido, sbarrarono loro la strada. Ringhiavano mostrando i denti, i muscoli di tutto il corpo ben tirati.
- Dimenticavo! Diablo e Neve! Sono di guardia qui. Non lasciano passare nessun estraneo.
Paolo non voleva far capire a Alina di essere terrorizzato, ma a causa della paura non riusciva a pensare, a trovare la soluzione. Sembrava pietrificato.
Ma ecco dei passi:
- Volevate lasciarci indietro... Che fate, i fidanzatini? Qui c’è un mondo da salvare e voi... - Era Alice, che arrivava con Frida. Ma perché state lì immobili come mammalucchi?
_ Guarda, Alice, che meraviglia! – Frida, avanzando, si era accorta della presenza di Neve e Diablo. - Venite pulcini, venite qui, volete due coccole, lo so. Qui nessuno ve ne dà mai!
- Sei pazza, questi ti sbranano! – Paolo, tirando indietro l’amica per la maglia, guardava i “pulcini” avvicinarsi, sempre più preoccupato. Stranamente i cani non ringhiavano più. Forse si preparavano così all’attacco.
Arrivati di fronte a Frida, si fermarono a osservarla come incantati, cullati dalla sua nenia sciocca di complimenti e tenerezze. E mentre gli amici rabbrividivano, Frida carezzava il muso di Diablo e faceva il solletico sulla testa a Neve. E i due mostri si buttarono a terra, a pancia in su, per lasciarsi grattare e massaggiare il pancino.
Alina era esterrefatta:
- Come hai fatto?
- Io amo gli animali, gli parlo. E ho fatto anche un corso. Poi ti spiego.
I ragazzi presero fiato un attimo, con i cagnoloni ai loro piedi, cui diedero da bere dalle loro borracce.
- Su fidanzatini, si va.
Il gruppo. che si faceva sempre più numeroso, si rimise in moto: Neve e Diablo si accodarono a Paolo, Alina, Frida e Alice, sicuramente con l’intento di difenderli nella difficile impresa. E quando Alice comunciò a lagnarsi per la stanchezza, fu posta a sedere in groppa a Diablo, paziente
- Guardate quella figura scura vicino alla fontana: ma è lui, Kevin?
- Sì, è lui... ma non è solo!

Kevin aveva caldo. Gli abiti dello spazzacamino erano pesanti. Così era andato a prendere un po’ di fresco in giardino. Vicino alla fontana, ecco che vide una figura minuta nascosta in un pastrano marrone. Si avvicinò: e dagli abiti scuri e informi sbucarono due occhi dolci e ingenui, un viso pallido e timido, una fronte corrucciata da chissà quali preoccupazioni.
- Principessa! Vi nascondete? Io vi conosco da mille, no, da un milione di anni. Principessa…
- Principessa? Io sono lo scrivano, lo scrivano di corte. Come avete compreso che sono una fanciulla? Nessuno se ne accorge, sotto questo pastrano! In verità, nessuno mi guarda. E, vi dirò, questo non mi dispiace, sono sempre e solo lo scrivano.
- Scusatemi, non volevo essere indiscreto, ma il portamento, l’espressione e lo sguardo dicono molto di voi…
- Scusate, voi chi siete?
- Io sono Kevin, Kevinchenonhapaura… il più coraggioso… no, scherzavo, volevo dire... sono lo spazzacamino, sono qui per ripulire i camini, e mi stavo giusto incamminando verso i tetti, c’è un bel po’ di lavoro qui.
- Bene, questo mi rassicura… Dallo sguardo fiero già stavo pensando, che so, ad un ambasciatore, ad un nobile…
E parlando i due… si guardavano! Sì, si guardavano negli occhi! Avete ben capito, erano già innamorati. Veramente ancora non lo sapevano: sapevano solo che avevano il batticuore e il respiro affannoso e sudavano, e facevano sorrisi sciocchi. No, la cosa non va. Non ci si poteva innamorare, uno spazzacamino e uno scrivano del re. E non era possibile per niente innamorarsi tra giovani di tempi tanto difficili e tanto distanti, i due neanche intuivano quanto, dato che ognuno ignorava da quale tempo provenisse l’altro: una questione non da poco.
A Kevin venivano alla mente frasi d’amore, ma mica si può parlar d’amore subito, così. Rischiava di vederla fuggire per l'imbarazzo. Pensò rapidamente… ci volevano argomenti facili, leggeri…
- Ma forse lei conosce la vecchia Armida, che mi ospita? Mi ha raccontato una storia buffa. La storia delle piume del re? Voi che siete di qui, la conoscete? È storia vera?
- Certo, è tutto vero.
Lo scrivano tra sé e sé pensava: - non è certo uno spazzacamino!
Lo spazzacamino pensava -: non me la dà a bere, non è certo uno scrivano!
Erano passati pochi attimi, e i due dovevano già dividersi... Da una finestra al primo piano si udirono voci concitate: - Lo scrivano, dove si è cacciato? E dall’altra ala del palazzo giungevano altre voci: - Kevin, dove sei? I bambini chiamavano in coro Kevin, che sembrò non udirli. Solo, con un sorriso ebete attraversava a passo lento i giardini reali, con una grossa spazzola annerita appoggiata su una spalla, e una lunga scala di legno sull'altra.
- Chissà cos’ha in mente! Che espressione rimbambita!
- Kevin sa sempre il fatto suo! Certamente così camuffato... avrà un piano!
- Ma noi non possiamo mica stare qui con le mani in mano! Avviamoci al salone in cui è riunito il consiglio: è quello il luogo in cui si decidono le sorti del popolo.
Attraversarono i giardini, e scivolarono nuovamente all’interno del palazzo, cercando un angolo nascosto dove appostarsi. Si accucciarono dietro delle grandi piante situate ai lati dell’ingresso della sala delle riunioni.
E lì, cosa sentirono le loro orecchie...
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Premessa

Premessa Kevin, Frida, Paolo e la sorellina Alice sono amici per la pelle. Si sono conosciuti in circostanze insolite: Paolo e ...