I
ragazzi, divertiti e soddisfatti, ridevano a crepapelle.
Ce
l'avevano fatta. L'esercito aveva fatto dietro front, la pace nel
regno era assicurata.
-
E ora che si fa? Un bel bagno nel ruscello?
-
Buona idea!.
-
Fermi, dove andate, quello non è il ruscello... un po’ più
avanti…
E
i ragazzi si godettero il meritato riposo.
Erano
pronti per una pennichella, all’ombra di una quercia, quando
sentirono un rumore regolare avvicinarsi. Un cavallo! Ma non era un
cavallo al galoppo, piuttosto si trattava di un passo stanco e
strascicato. Si chiesero se era il caso di nascondersi, ma un cavallo
solo e stanco non fece loro poi una gran paura.
Ed
ecco comparire un ometto con la divisa a righe gialle e blu già
vista, impolverata e spiegazzata, e il copricapo di sghimbescio.
-
Il banditore! E’ lui!
Era
proprio lui, irriconoscibile. Aveva un’aria così stanca e dimessa!
-
Udite udite, se vi va. Vengo dal castello. Ho girato tutto il regno
per dire che la guerra ha fine. Veramente non è neanche iniziata.
Bene, siamo in pace; il nostro beneamato sovrano ha trovato, grazie
alla sua grande arguzia, un buon accordo coi vicini. Ma c’è
un’altra grande novità. Nonostante questo grande risultato, il re
vuole abdicare.
-
Non è riuscito a vincere una guerra, e così se ne va?
-
No, non è così; è che pensa di non capire più il suo popolo. Può
darsi sia così...
-
Ma noi che c’entriamo? Tra poco ce ne andiamo a casa.
-
C’entrate, eccome, il re ha pensato a uno di voi per succedergli.
-
Noi?
-
Voi.
-
Noi intanto siamo dei ragazzi. E poi non vogliamo il potere. Siamo
venuti qui proprio per combattere il potere, non per sederci sul
trono. Inoltre abbiamo tutti i nostri progetti... Ma se ci saranno
nuove ingiustizie siamo pronti a tornare. Io e Alice torneremo alla
nostra famiglia. Io diventerò uno scienziato e Alice...
probabilmente una strega; Frida tornerà dai suoi animali, e un
giorno sarà una veterinaria. Kevin verrà a vivere con noi, e poi
vedrà. Certo Kevin, i nostri genitori sono d’accordo. - Kevin
abbassò gli occhi, poco convinto. - Elisabetta vuole tornare dai
suoi libri, ma non sarà più lo scrivano del re. Dimenticavo
Alina... Tu sei già una principessa! Potresti governare!
-
Io non voglio comandare! Oggi ho capito cosa voglio fare: dipingere
– si era molto divertita dipingendo il paesaggio, ed era in verità
poco regale, così macchiata di colore.
-
Voi tornerete nella vostra città e nel vostro tempo – Alina era
ora pensierosa. - Non ci vedremo più…
-
Questo rovina il lieto fine. Ma non rattristarti, Alina ci vedremo
in sogno!
-
Allora, cosa dirò al re? - il banditore era sempre lì di fronte a
loro, e sbuffava.
-
Io un’idea ce l’avrei! - disse Alina - C’è una persona saggia
e onesta, che ha anche poteri magici per risolvere i problemi del
regno…
-
Armida!
-
Certo, è perfetta!
-
Riferirò al sovrano. - l'omino ritornò sui suoi passi.
I
ragazzi si avviarono alle porte del castello, per cercare il
sentiero da cui erano arrivati.
-
Ecco, siamo pronti, andiamo. - Era Paolo a parlare, con voce
malinconica. - Non è un addio, ci scriveremo e ci vedremo…
Niente tristezza, siamo riusciti nella nostra impresa, è questo che
conta.
Dopo
gli ultimi abbracci, i ragazzi si divisero: Alina e Elisabetta
tornarono al castello, gli altri quattro imboccarono il sentiero del
ritorno.
-
Ma non potevamo proprio restare con loro? Ci siamo divertiti tanto!
- chiese Alice, tirando su col naso.
-
I nostri genitori ci aspettano. E poi nessuno si è mai trasferito
in un altro tempo. Non sappiamo che cosa può succedere. - Paolo
cercava al solito di essere ragionevole, anche se era tentato
dall'idea.
-
Dobbiamo tornare a casa. Io devo occuparmi dei miei animali –
disse Frida. - e tu Kevin, che ne pensi? Ehi, Kevin?
Si
voltarono, e Kevin non c'era più!
Era
fuggito di nuovo? Una nuova avventura? Era forse innamorato? Che
sciocchi, dovevano accorgersene.
Ma
non si disperarono. Sapevano che le loro strade si sarebbero di
nuovo ricongiunte. Non sapevano come, ma erano certi di ritrovarsi.
-
Ciao Kevin, a presto.
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