Nel
pieno della notte Paolo si svegliò. La mente correva agli eventi
della giornata, al ritorno troppo rapido, troppo rapido, alla
normalità. Stranamente questa calma non lo appagava più. Lo
annoiava. E non riusciva a non pensare alla fuga di Kevin, solo,
verso le colline.
Pensava
alla fabbrica abbandonata, lì vicino a casa. Al letto senza
lenzuola, ai libri ammucchiati a terra, agli abiti stropicciati, alle
carte di pizza per terra... Ma Kevin sicuramente lì non c'era in
quel momento, chissà dov'era.
Si
affacciò alla finestra e vide la luna piena straordinariamente
luminosa in un cielo buio e senza stelle. La luna sembrava spostarsi
verso le colline. Sembrava chiamarlo. La sua mente era occupata dal
pensiero di Kevin, solo, che si stava ficcando in chissà quale
impresa, o in chissà quale guaio… e gli bruciava sempre più che
l’avesse escluso dalla nuova avventura e dalla loro amicizia.
-
Kevin, tieni duro, arrivo, che tu lo voglia o no!
Si
mise in tasca il coltellino a serramanico e poche monete prese dal
suo salvadanaio, osservò il sonno tranquillo di Alice e uscì
facendo piano.
-
Alice non deve sapere, altrimenti ce la troviamo alle costole…
Seguì
la luna piena, che aveva macchie strane: non erano i mari, ma
un’ombra ricurva che disegnava un sorriso.
Percorse
vie note, passando davanti alla fabbrica abbandonata. Aveva già
sbirciato il pomeriggio, aveva visto il solito disordine. Niente era
cambiato dall’ultima volta che era passato di lì. Kevin non era
tornato.
Arrivò
al sentiero che gli era familiare, ecco la cascina; si fermò un
attimo dove la via si biforcava, per portare a sinistra al borgo e
al castello incantato. Provò un po’ di paura, e per un attimo si
chiese se era nel giusto a mettersi in quell’impresa. In quel
momento intravide un'ombra scura sul bordo della stradina, e gli
mancò il respiro.
-
Ciao Paolo! – una voce allegra, che ben conosceva, arrivò
dall’ombra. E Frida, ora illuminata dalla luna, gli corse incontro
e l’abbracciò. Parlarono della giornata intensa e felice che era
appena terminata: erano contenti di aver riabbracciato i genitori,
anche se già pronti a lanciarsi in una nuova avventura lontano da
casa; condivisero infine dubbi e preoccupazioni sulla scomparsa di
Kevin, concordi nella decisione di cercarlo.
-
E Alice?
-
Meglio non sappia nulla, Per fortuna dormiva mentre sono uscito…
-
Parlate di me per caso? - ed eccola arrivare, la piccola peste, con
la fedele Betta, la sua bambola preferita, sotto il braccio e uno
zainetto, probabilmente pieno di merendine, sulle spalle.
Alice
era sgusciata fuori dalle lenzuola, facendo attenzione che la bambola
parlante non si svegliasse. Si era infilata una tutina rosa e scarpe
da ginnastica in tinta, aveva preparato il suo zainetto (rosa)
infilandoci le cibarie che poteva prendere senza aprire il frigo, per
non far rumore.
I
genitori, stanchi morti, dormivano della quarta. Bene, neppure Paolo
sembrava essersi accorto di nulla. Sarebbe stato capacissimo di farle
un predicozzo e svegliare la mamma per fare la spia, salvo poi
copiarle l’idea. Anzi, pensò bene di fare un bel fagotto con le
coperte, così se qualcuno avesse sbirciato nella stanza avrebbe
pensato che lei era sotto il piumone… Niente cellulare, ché la
polizia avrebbe potuto intercettarla. Tra sé diceva, scivolando
piano fuori dalla porta: - Kevin, stai tranquillo, arriviamo noi. Io
e Betta.
-
Non è possibile. Alice, sei tu? Ma cosa fai qui?
-
Forse quel che fai tu. - rispose la piccola peste alzando le spalle.
Sono uscita di casa presto, e tu non ti sei accorto di nulla. Quanta
strada... Ma tu da dove sei passato?
-Ora
te ne fili a casa, retrofront! Qui si prospettano grandi pericoli, il
castello maledetto...
-
Vuoi mandarmi a casa? – chiese Alice, sempre più imbronciata.
-
Sicuro!
-
Ma tutti chiederanno dove sono stata, e io potrei fare la spia…
-
Carogna! – Non sopportava i ricatti della viziata sorella, ma in
fondo in fondo gli faceva piacere trovare una scusa per portarla con
sè.
-
Mi dai la mano? Che è così buio qui... che noi – noi, io e Betta
- un po’ di paura ce l’avremmo…
-
Alice! Perché non vuoi tornare dalla mamma?
-
No no, se salvate il mondo, ci sarò anch’io!
-
Salvare il mondo? E da che?
-
Dalle ingiustizie.
-
Tu che ne sai?
-
Me l’ha detto Mafalda.
-
Quando mai?
-
Poco fa in sogno. Mi ha detto di seguire la luna, ci avrebbe aiutato.
E mi ha detto di sbrigarmi, che come al solito non mi volevate con
voi.
-
Non fare così! E’ che sei piccola!
-
Bugiardo! Sono grande! E ho partecipato a tutte le vostre imprese
come una grande!
Rassegnati,
si misero in proprio cammino, Paolo e Frida con Alice in mezzo,
imboccando il sentiero che portava al castello. Procedevano con passo
incerto, per via del buio e dell’asperità del terreno.
Arrivarono
al castello all’alba. Non c’era più la luna a guidarli. Ma un
presentimento li portò al grande albero presso il quale avevano
sostato a far merenda con Mafalda, il giorno della visita al borgo in
festa. A terra c’era un fagotto di stracci. Si avvicinarono, e
cosa videro! Quello era il giubbotto di Kevin, abbandonato fra l’erba
alta! Cosa poteva essergli successo! Si avvicinarono ancora… dei
jeans strappati. Le scarpe da ginnastica, le scarpe di Kevin! Avevano
sempre più paura e cominciarono a tremare un po’. La manina di
Alice sudava stretta a quella di Frida. Si fecero coraggio e si
avvicinarono ancora. Videro allora che nel giubbotto e nelle scarpe
da ginnastica c’era proprio lui, Kevin!
Kevin
dormiva profondamente. Questo non li stupiva, abituati a vederlo
arrivare sempre in ritardo a scuola. Ma non stavano nella pelle,
volevano parlargli, e dirgli che erano ancora e per sempre con lui!.
Così decisero di interrompere il suo sonno, toccandogli leggermente
la spalla.
Kevin
si svegliò di soprassalto, con un balzo si ritrovò seduto di fronte
agli amici che ridevano. Si fregò a lungo gli occhi. Era un sogno?
-
Vedi, vedi, hai avuto paura… non ce la racconti giusta,
kevinchenonhapaura! Ah ah - Paolo non si lasciò sfuggire questa
piccola vendetta… ma fu cosa di un attimo, e si abbracciarono tutti
ridendo e raccontando delle stranezze degli adulti il giorno prima.
Fecero
merenda con le cibarie partate da Alice, e si rimisero in cammino.
Senza parlare presero tutti la stessa direzione.
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