domenica 22 marzo 2020

10. Il consiglio dei ministri


  • Manca lo scrivano! Dov’è? Cercatelo! – La voce del sovrano tradiva irritazione.
  • Lo scrivano, lo scrivano, al solito…- piagnucolava il ministro a fianco. L’omino dal viso paffuto e dall’aria ingenua sembra un bambino. Spuntava appena la testa al di sopra dell’enorme tavolo di noce intarsiato, nell’enorme salone tutto marmi, ori e specchi, nell’enorme sontuoso castello.
  • Lo scrivano! Ma come mi capita a tiro, le assicuro sire, avrà il fatto suo! Fare attendere ogni volta sua maestà… – esclamò il ministro della guerra, camminando avanti e indietro con passo marziale, in un gran tintinnare di medaglie al valore di cui la divisa delle grandi occasioni era cosparsa..
  • Lo scrivano, cercatelo… - ordinò fermo e autorevole il segretario. – mando subito il maggiordomo…
  • Lo scrivano, certo, ci penso io, maestà… esclamò con voce suadente il cerimoniere (la sua voce era sempre suadente, per incarico ricevuto) mentre si affacciava al balcone. - Eccolo là, lo scrivano, in giardino, riconosco il suo pastrano marrone.
  • E che fa nei giardini reali alle due del pomeriggio? – si stupiva il ministro della guerra.
  • Sta parlando con un servo cencioso. Ora guardate, annusa una rosa. Annusa una rosa e sorride. Parla da solo. Ora gli faccio un cenno…
  • Ma questo scrivano dove l’abbiamo trovato? Sempre con la testa fra le nuvole… Anzi, dove l’avete trovato… - sospirò il re, sistemandosi i riccioli fulvi che spuntavanono da sotto la corona, aiutato dal cerimoniere.
  • Sire, mostri la sua consueta magnificenza. E’ un bravo scrivano, preparato e preciso, si accontenta di pochi sesterzi, è solo un po’ distratto… - disse allargando le braccia il cerimoniere.
  • Eccomi eccomi, sire - lo scrivano di corte entrò ansimando nel salone, sudato e rosso in viso - Mi scusi, scusate tutti, ma è un così bel pomeriggio di primavera, e i fiori dei giardini reali sono così belli e profumati... che io ho perso il senso del tempo!
  • Due sesterzi in meno per il ritardo. – a parlare fu il ministro tesoriere, chiamato da tutti, a sua insaputa, il ministrino.
  • Ma ricevo solamente un sesterzo al giorno di paga!
  • Imparerà ad esser puntale.


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