domenica 22 marzo 2020

7. L'indifferenza


Kevin, solo, decise di introdursi nel castello. Aveva ascoltato anche lui la lettura dell’editto sulla guerra, restando in un angolo della piazza, lontano dagli amici: gli sembravano tutte panzane. Guerre, nemici... tutti inganni per la povera gente.
Fra sé e sé diceva: - Entrare nel castello, solo e senza armi... Non sarà impresa facile! Come vedranno uno sconosciuto, le guardie gli saranno addosso! – e immaginava Paolo scrollare la testa, preoccupato. Sentiva la sua voce che gli intimava di tornare indietro, anche se si tappava le orecchie con le mani.
- Per far luce sui misteri del castello devo andarci, solo. Paolo, tu occupati di Alice, Frida e Armida, tienile lontane dai pericoli – . L’immagine di Paolo svanì, e la sua voce si ridusse a un flebile sussurro: - Tu e le tue prove di coraggio... - L’amico non poteva trattenerlo. Niente da fare, Kevin era irremovibile quando si lanciava in un’impresa impossibile, in una nuova prova di audacia.
E si avviò nella notte, guidato dalla luce della luna.
Scavalcò le mura, attraversò il giardino. Nessuno lo vide o sentì, non incontrò anima viva; c’erano soldati di guardia all’ingresso, ma russavano della quarta; si nascose tra i cespugli, e lì rimase fino all’alba.
Con le prime luci del giorno la vita del castello cominciò ad animarsi: arrivavano a lui le voci della servitù impegnata nelle cucine e nelle stalle, e il rumore dei passi pesanti dei soldati di sentinella. Scivolò alle spalle dei soldati in armatura, entrò inosservato nella residenza regale. Salì l’enorme scalinata di marmo con il cuore in gola al pensiero di essere scoperto, e arrivò alla grande sala da pranzo. Entrando incrociò un maggiardomo, che reggeva un piatto d’argento contenente una pietanza squisita, a giudicare dal profumo. Si preparò ad una fuga veloce, ma successe qualcosa di inaspettato. Il maggiordomo proseguì per la sua strada senza manifestare nessuna attenzione nei confronti di Kevin. Sembrava non vederlo neppure. Kevin era confuso. Come poteva non accorgersi di lui a pochi centimetri di distanza. Osservò quindi l’interno della sala e vide due cameriere in piedi a fianco della grande tavola imbandita. Stavano chiacchierando animatamente tra loro, spettegolando di qualcuno, a quel che pareva. Si mise di fronte a loro, dall’altra parte del tavolo, assicurandosi di aver la via libera per la fuga al primo strillo delle donne. Eppure niente. Continuavano a ciarlare e a ridere. Allora Kevin si fece più ardito:
- Ehi voi… ascoltate! Per chi sono queste prelibatezze? E’ questa la sala da pranzo del re?
Niente, oltre a non vederlo non sentivano neppure la sua voce. Scrollò le spalle, senza capire. Poi, vista l’immunità, adocchiò una torta al cioccolato e si servì abbondantemente, pulendosi poi le dita nella tovaglia ricamata.
A questo punto riprese a gironzolare sicuro per le stanze del grande edificio. Qua e là trovava guardie che probabilmente proteggevano la regina, la principessa e i ministri in riunione. Si fece sempre più ardito: si piazzò di fronte al più truce dei soldati e tirò fuori un palmo di lingua, e poi gli fece pure una pernacchia… cose mai viste. Poi gli cadde lo sguardo su di una foglia impigliata nella sua casacca, e gli venne un’idea. Il solletico… solletico sotto il naso – un naso importante – della guardia. Questi cominciò a starnutire e a sudare abbondantemente, non potendosi fregare il naso, per non abbandonare la sua posizione statuaria e autorevole.
Smise poi per compassione, ridendo come un matto e pensando a quando avrebbe raccontato questa scena agli amici.
Ma come faceva a essere diventato invisibile, trasparente?
- Che sciocco! Il succo di ciliegia! Armida ha tanto insistito perchè lo bevessi! Dovevo capire che Armida ha dei poteri, non a caso conosce Mafalda!
Continuò il suo giro. Percorrendo i lunghi corridoi sbirciava nelle stanze. Incontrò la regina che misurava un abito tutto sete e nastri dorati, e si appropriò di uno scampolo tutto intessuto di perle da regalare a Alice. Volle provare il letto regale, morbidissimo, facendo qualche capriola. Le fanciulle (facevano parte della famiglia o erano delle ancelle?) si imbellettavano e intanto starnutivano, indispettite dalle nuvolette di polvere rosa che sembrava qualcuni soffiasse verso di loro. I servi che pulivano i fucili non capivano perché scivolassero via dalle loro mani. E il ministro della guerra, che pareva essere di casa, imprecò per le porte che si riaprivano da sole. E questo gli dava fastidio mentre era in bagno, intento a leggere il suo giornalino preferito, di guerra ovviamente.
Kevin non si era mai divertito tanto. Poteva – non visto – spiare tutti i segreti del castello. Ancora non aveva incontrato il re, ma ci sarebbe arrivato. Non vedeva l'ora l'ora di incontrare il re ora che, oltre ad ascoltare segreti e muovere gli oggetti, poteva cambiare il volgere degli eventi piccoli e grandi, e forse anche la storia.
Ma ecco un rumore di passi di corsa lungo le scale... Qualcuno poteva essersi accorto di lui? Meglio non sfidare la sorte, e filare via...

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Premessa

Premessa Kevin, Frida, Paolo e la sorellina Alice sono amici per la pelle. Si sono conosciuti in circostanze insolite: Paolo e ...