Kevin,
solo, decise di introdursi nel castello. Aveva ascoltato anche lui la
lettura dell’editto sulla guerra, restando in un angolo della
piazza, lontano dagli amici: gli sembravano tutte panzane. Guerre,
nemici... tutti inganni per la povera gente.
Fra
sé e sé diceva: - Entrare nel castello, solo e senza armi... Non
sarà impresa facile! Come vedranno uno sconosciuto, le guardie gli
saranno addosso! – e immaginava Paolo scrollare la testa,
preoccupato. Sentiva la sua voce che gli intimava di tornare
indietro, anche se si tappava le orecchie con le mani.
-
Per far luce sui misteri del castello devo andarci, solo. Paolo, tu
occupati di Alice, Frida e Armida, tienile lontane dai pericoli – .
L’immagine di Paolo svanì, e la sua voce si ridusse a un flebile
sussurro: - Tu e le tue prove di coraggio... - L’amico non poteva
trattenerlo. Niente da fare, Kevin era irremovibile quando si
lanciava in un’impresa impossibile, in una nuova prova di audacia.
E
si avviò nella notte, guidato dalla luce della luna.
Scavalcò
le mura, attraversò il giardino. Nessuno lo vide o sentì, non
incontrò anima viva; c’erano soldati di guardia all’ingresso, ma
russavano della quarta; si nascose tra i cespugli, e lì rimase fino
all’alba.
Con
le prime luci del giorno la vita del castello cominciò ad animarsi:
arrivavano a lui le voci della servitù impegnata nelle cucine e
nelle stalle, e il rumore dei passi pesanti dei soldati di
sentinella. Scivolò alle spalle dei soldati in armatura, entrò
inosservato nella residenza regale. Salì l’enorme scalinata di
marmo con il cuore in gola al pensiero di essere scoperto, e arrivò
alla grande sala da pranzo. Entrando incrociò un maggiardomo, che
reggeva un piatto d’argento contenente una pietanza squisita, a
giudicare dal profumo. Si preparò ad una fuga veloce, ma successe
qualcosa di inaspettato. Il maggiordomo proseguì per la sua strada
senza manifestare nessuna attenzione nei confronti di Kevin. Sembrava
non vederlo neppure. Kevin era confuso. Come poteva non accorgersi di
lui a pochi centimetri di distanza. Osservò quindi l’interno
della sala e vide due cameriere in piedi a fianco della grande tavola
imbandita. Stavano chiacchierando animatamente tra loro,
spettegolando di qualcuno, a quel che pareva. Si mise di fronte a
loro, dall’altra parte del tavolo, assicurandosi di aver la via
libera per la fuga al primo strillo delle donne. Eppure niente.
Continuavano a ciarlare e a ridere. Allora Kevin si fece più ardito:
-
Ehi voi… ascoltate! Per chi sono queste prelibatezze? E’ questa
la sala da pranzo del re?
Niente,
oltre a non vederlo non sentivano neppure la sua voce. Scrollò le
spalle, senza capire. Poi, vista l’immunità, adocchiò una torta
al cioccolato e si servì abbondantemente, pulendosi poi le dita
nella tovaglia ricamata.
A
questo punto riprese a gironzolare sicuro per le stanze del grande
edificio. Qua e là trovava guardie che probabilmente proteggevano la
regina, la principessa e i ministri in riunione. Si fece sempre più
ardito: si piazzò di fronte al più truce dei soldati e tirò fuori
un palmo di lingua, e poi gli fece pure una pernacchia… cose mai
viste. Poi gli cadde lo sguardo su di una foglia impigliata nella sua
casacca, e gli venne un’idea. Il solletico… solletico sotto il
naso – un naso importante – della guardia. Questi cominciò a
starnutire e a sudare abbondantemente, non potendosi fregare il naso,
per non abbandonare la sua posizione statuaria e autorevole.
Smise
poi per compassione, ridendo come un matto e pensando a quando
avrebbe raccontato questa scena agli amici.
Ma
come faceva a essere diventato invisibile, trasparente?
-
Che sciocco! Il succo di ciliegia! Armida ha tanto insistito perchè
lo bevessi! Dovevo capire che Armida ha dei poteri, non a caso
conosce Mafalda!
Continuò
il suo giro. Percorrendo i lunghi corridoi sbirciava nelle stanze.
Incontrò la regina che misurava un abito tutto sete e nastri dorati,
e si appropriò di uno scampolo tutto intessuto di perle da regalare
a Alice. Volle provare il letto regale, morbidissimo, facendo qualche
capriola. Le fanciulle (facevano parte della famiglia o erano delle
ancelle?) si imbellettavano e intanto starnutivano, indispettite
dalle nuvolette di polvere rosa che sembrava qualcuni soffiasse
verso di loro. I servi che pulivano i fucili non capivano perché
scivolassero via dalle loro mani. E il ministro della guerra, che
pareva essere di casa, imprecò per le porte che si riaprivano da
sole. E questo gli dava fastidio mentre era in bagno, intento a
leggere il suo giornalino preferito, di guerra ovviamente.
Kevin
non si era mai divertito tanto. Poteva – non visto – spiare tutti
i segreti del castello. Ancora non aveva incontrato il re, ma ci
sarebbe arrivato. Non vedeva l'ora l'ora di incontrare il re ora
che, oltre ad ascoltare segreti e muovere gli oggetti, poteva
cambiare il volgere degli eventi piccoli e grandi, e forse anche la
storia.
Ma
ecco un rumore di passi di corsa lungo le scale... Qualcuno poteva
essersi accorto di lui? Meglio non sfidare la sorte, e filare via...
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