-
Dove porterà quella porticina? - scivolando lungo le mura del
castello, sul retro, dove in quel momento nessuno transitava, i
ragazzi fecero questa scoperta.
Paolo,
Alice e Frida si avviarono verso le segrete, rimaste le stesse dal
tempo di Barbablù. Buie, polverose, piene di ragnatele, Potevano
essere considerate un buon nascondiglio da Kevin, forse era lì da
qualche parte. Ma Kevin non voleva nascondersi...
-
Proviamo a cercare. Almeno sapessimo cos’ha in mente!
Trovarono
per fortuna una una lampada a petrolio e, timorosi, si avventurarono
per i lunghi corridoi. E trovarono damigiane di vino, casse
sigillate… e infine giunsero a una cantina con alle pareti dei
ripiani pieni di bottiglie di liquido trasparente… no, non
contenevano vino: erano lacrime, diceva l’etichetta. Ma a che
serviva conservare lacrime? Ce ne erano sempre in abbondanza nel
regno, a quel che sembrava loro di capire; poi trovarono scatole
fatte su in carta da pacchi: ne svolsero una e l’aprirono piano...
risa di bambini! Si voltarono intorno increduli: la cantina era
deserta, non c'era nessuno oltre a loro tre. Le risa provenivano
proprio dalla scatola. Perché conservare risa e lacrime?
-
Ehi voi, che ci fate qui? Giù le mani, mocciosi! Come vi permettete
di manomettere... Via, sciò!
A
parlare così, con tono concitato e sgarbato, era un ometto buffo,
poco più alto di Paolo, con una lunga barba grigia, e un enorme
cappello a tuba in testa, vestito per il resto come un pagliaccio,
con dei larghi pantaloni a righe e un panciotto nero, e occhialini
tondi appoggiati su un enorme naso. Arrivava spingendo con fatica
una botte, che faceva rotolare lentamente.
Paolo
diede un pizzicotto ad Alice, che stava mettendosi a ridere, con una
mano davanti alla bocca.
-
Smettila, sciocchina, può essere pericoloso!
-
E come siete arrivati qui, mocciosi? Questo materiale è prezioso,
riservato; è coperto da segreto di stato! Allora, ditemi ditemi, chi
siete mai? Sembrate… bambini?
-
Siamo Alice, Paolo e Frida. Siamo qui per cercare il nostro amico
Kevin. Non volevamo carpire i tuoi segreti, giuro. – Paolo cercava
così di placare l’ira dell’ometto.
-
Chi è questo Kevin? Qui non viene mai nessun bambino, hanno tutti
paura.
-
Noi veramente saremmo dei ragazzi, più che bambini, e veniamo dalla
città: Paolo, Frida e Alice. Scusa, ora sai chi siamo, dicci: tu chi
sei?
Sono
il magazziniere. Ho l’incarico speciale di conservare e
amministrare questo materiale segreto. Qui sono custoditi tutti li
dolori e le gioie del popolo di Gamondio. Risa, pianti, sospiri
d’amore, urla di rabbia, parole di speranza, canti di ogni tipo:
ninne nanne, serenate, marce nuziali...
-
Interessante. Ma a qual fine conservare tutto ciò?
-
Beh, qualcuno un giorno potrebbe averne bisogno. Magari un giorno ci
si troverà a corto di risa, di canti, di sospiri, di lacrime…
Paolo
riteneva di potersi fidare del magazziniere, gli sembrava burbero ma
non pericoloso:
-
Sai, noi vorremmo fare qualcosa per salvare il regno. Questa roba
forse può servirci.
L'uomo
si mise a ridere:
-
Voi, microbi, cosa volete mai fare? Cosa vi frulla per la testa?
-
Ridi di noi? Facci solo respirare il profumo della speranza e
ascoltare le risa degli altri bambini del regno, e vedrai!
-
Allora volete fare sul serio. Mmm, come posso aiutarvi… La
speranza, no, non vi serve, ne avete in abbondanza, e le risa dei
bambini, che si odono di rado nel regno, le conoscete bene. Vi darò
questo piccolo flacone - attenzione che mi è rimasto -, concentrato
di saggezza, e anche questa bottiglia piena di coraggio. Ora andate,
sciò, mi avete fatto perdere troppo tempo. Ah, un po’ di umiltà,
dove l’ho messa? Non ricordo, non è che vada a ruba. Eccola,
tenete!
I
tre ringraziarono e ritornarono sui loro passi, percorrendo a ritroso
i corridoi delle segrete. Erano diretti al salone delle riunioni di
governo, guidati dal vociare autoritario dei ministri in lontananza.
Ma
dov’era Kevin? Dove si era cacciato in questo mondo ostile, in
questo tempo oscuro? - Non ti sei fidato di noi, ma ti ricrederai.
Resisti, arriviamo.
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