domenica 22 marzo 2020

13. Il re e i giovani


  • Il segretario introdusse un argomento spinoso: giovani.
  • Che vogliono i giovani? Uffa, la mia maestà è stanca ed è ora della merenda.
  • Vogliono tante cose. Vogliono la libertà, chissà chi gliene ha parlato. Vogliono studiare e lavorare, lavorare per poter avere una casa e una famiglia.
  • Chiudete le finestre, si sente rumore, non riesco a concentrarmi.
  • Sono appunto loro, i giovani. Protestano sul piazzale antistante al castello.
  • In questo paese ci devono essere solo sudditi contenti. A questi giovani …non possiamo tagliargli la testa?
  • Certo sovrano, ma così non nasceranno più bambini, destinati a diventare soldati e servitori…. Rimanendo senza giovani oggi, non avremo più servitù in avvenire…
  • E non ci saranno neanche più fanciulle per fare divertire sua maestà? – l’espressione del re tradiva preoccupazione.
  • No, sire.
  • Il caso è grave. Ora i giovani benchè scontenti possono fare bambini, che diventeranno soldati, servitori…e fanciulle…?
  • No sire, perché non lavorando non hanno denaro a sufficienza per sposarsi ed avere bambini.
  • Non potrebbero diventare soldati?
  • Ci sono già tanti soldati.
  • Ci sono le scuole, le biblioteche...
  • No sire, sono state chiuse tutte.
  • Come, chi le ha chiuse?
  • Lei sire, tanto tempo fa. Costavano molto, e i libri mettevano strane idee in testa al popolo.
  • Non ricordavo. Ma se l’ho deciso io è giusto così.
  • Allora, che ne facciamo di questi giovani? – chiese il ministro della guerra, spazientito. – Le teste no… allora cominciamo a metterli in prigione, poi la prossima settimana ci pensiamo.
  • Consideri, maestà, - riprese il segretario - che il problema dei giovani tocca anche i sudditi anziani, che teniamo in vita con elisir di lunga vita affinchè possano sfamare figli e nipoti… Sono stanchi, protestano.
  • Ma come? Anche loro?
  • La loro stanchezza è comprensibile, hanno tutti più di cento anni, e lavorano per pochi sesterzi da almeno ottanta.
  • E che vogliono?
  • Reclamano il diritto di morire.
  • Non possiamo tagliargli la testa? Ai vecchi che protestano, intendo?
  • No. Si parlava piuttosto di tenerli in vita il più a lungo possibile, perché non manchi il pane per i giovani…
  • Allora non possiamo far preparare al mago una pozione che li calmi?
  • Il mago vuol esser pagato…aspetta ancora il compenso per l’elisir di lunga vita…
  • Denari, sempre denari…

  • Segretario, guardi un po’…Lo scrivano che fa?
  • Scrive…
  • Ma non sta scrivendo quel che diciamo…
  • Il segretario si avvicinò piano piano, infilandosi gli occhiali:
  • Scrivano!
  • Lo scrivano fece un gran balzo. Si assestò il pastrano marrone, che a causa del salto sta scivolando giù dalle spalle esili.
  • Sì, segretario.
  • Cosa sta scrivendo? Queste cosa sono? Cosa nasconde sotto le maniche del pastrano?
  • Parole senza senso, mi scuso, mi ero distratto.
  • So ben io cosa sono queste! Poesie!
  • Poesie! – esclama il cerimoniere
  • Poesie? Che? - chiede il ministrino.
  • Poesie! – il tono del ministro della guerra è iroso.
  • Mi scuso. La primavera, i fiori… questa poesia… è venuta da sola.
  • Si rimetta al lavoro. E ricordi che tanti sono disposti a prendere il suo posto.
  • Ma come? Nessuno nel paese sa più leggere e scrivere.
  • Scrivano, taccia. Non perdiamo altro tempo. – Il segretario riprese le sue carte: - Dunque, dove siamo rimasti…
  • Torniamo a noi: non si tagliano teste questa settimana? Neanche una?
  • Direi di no, non serve. Poi. Con tutte le teste tagliate la scorsa settimana abbiamo vuotato le prigioni… Per un po’ siamo a posto.
  • Ci staranno tutti i giovani che schiamazzano là fuori? – e proseguì, rivolto al ministro della guerra: - Mi raccomando gli stracci. Per i giovani ricordatevi di usare bastoni avvolti negli stracci, non si faccia economia di stracci, per quanto poveri siamo gli stracci ancor non mancano, che poi qualche suddito ingrato è subito pronto a esibire bozzi alle spie dei paesi nemici.



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