Il
segretario introdusse un argomento spinoso: giovani.
Che
vogliono i giovani? Uffa, la mia maestà è stanca ed è ora della
merenda.
Vogliono
tante cose. Vogliono la libertà, chissà chi gliene ha parlato.
Vogliono studiare e lavorare, lavorare per poter avere una casa e
una famiglia.
Chiudete
le finestre, si sente rumore, non riesco a concentrarmi.
Sono
appunto loro, i giovani. Protestano sul piazzale antistante al
castello.
In
questo paese ci devono essere solo sudditi contenti. A questi
giovani …non possiamo tagliargli la testa?
Certo
sovrano, ma così non nasceranno più bambini, destinati a diventare
soldati e servitori…. Rimanendo senza giovani oggi, non avremo più
servitù in avvenire…
E
non ci saranno neanche più fanciulle per fare divertire sua maestà?
– l’espressione del re tradiva preoccupazione.
No,
sire.
Il
caso è grave. Ora i giovani benchè scontenti possono fare bambini,
che diventeranno soldati, servitori…e fanciulle…?
No
sire, perché non lavorando non hanno denaro a sufficienza per
sposarsi ed avere bambini.
Non
potrebbero diventare soldati?
Ci
sono già tanti soldati.
Ci
sono le scuole, le biblioteche...
No
sire, sono state chiuse tutte.
Come,
chi le ha chiuse?
Lei
sire, tanto tempo fa. Costavano molto, e i libri mettevano strane
idee in testa al popolo.
Non
ricordavo. Ma se l’ho deciso io è giusto così.
Allora,
che ne facciamo di questi giovani? – chiese il ministro della
guerra, spazientito. – Le teste no… allora cominciamo a metterli
in prigione, poi la prossima settimana ci pensiamo.
Consideri,
maestà, - riprese il segretario - che il problema dei giovani tocca
anche i sudditi anziani, che teniamo in vita con elisir di lunga
vita affinchè possano sfamare figli e nipoti… Sono stanchi,
protestano.
Ma
come? Anche loro?
La
loro stanchezza è comprensibile, hanno tutti più di cento anni, e
lavorano per pochi sesterzi da almeno ottanta.
E
che vogliono?
Segretario,
guardi un po’…Lo scrivano che fa?
Scrive…
Ma
non sta scrivendo quel che diciamo…
Il
segretario si avvicinò piano piano, infilandosi gli occhiali:
Scrivano!
Lo
scrivano fece un gran balzo. Si assestò il pastrano marrone, che a
causa del salto sta scivolando giù dalle spalle esili.
Sì,
segretario.
Cosa
sta scrivendo? Queste cosa sono? Cosa nasconde sotto le maniche del
pastrano?
Parole
senza senso, mi scuso, mi ero distratto.
So
ben io cosa sono queste! Poesie!
Poesie!
– esclama il cerimoniere
Poesie?
Che? - chiede il ministrino.
Poesie!
– il tono del ministro della guerra è iroso.
Mi
scuso. La primavera, i fiori… questa poesia… è venuta da sola.
Si
rimetta al lavoro. E ricordi che tanti sono disposti a prendere il
suo posto.
Ma
come? Nessuno nel paese sa più leggere e scrivere.
Scrivano,
taccia. Non perdiamo altro tempo. – Il segretario riprese le sue
carte: - Dunque, dove siamo rimasti…
Torniamo
a noi: non si tagliano teste questa settimana? Neanche una?
Direi
di no, non serve. Poi. Con tutte le teste tagliate la scorsa
settimana abbiamo vuotato le prigioni… Per un po’ siamo a posto.
Ci
staranno tutti i giovani che schiamazzano là fuori? – e proseguì,
rivolto al ministro della guerra: - Mi raccomando gli stracci. Per i
giovani ricordatevi di usare bastoni avvolti negli stracci, non si
faccia economia di stracci, per quanto poveri siamo gli stracci
ancor non mancano, che poi qualche suddito ingrato è subito pronto
a esibire bozzi alle spie dei paesi nemici.
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