Il
segretario, irritato:
- Allora, possiamo cominciare? Abbiamo importanti questioni da sottoporre a sua maestà.
I
ministri si guardarono seri. Poi il segretario si fa coraggio:
- Sire, il popolo è scontento, si lamenta.
- Come è possibile?
- La povertà, sire…
- Che cos’ha da dire il popolo in merito alla povertà?
- Il popolo lamenta la mancanza di cibo, la difficoltà di procurarsi abiti e un tetto.
- Come osa? Ma il popolo… davvero è povero?
Il
segretario abbassò gli occhi:
- Sì sire.
- Che lavori! Popolo di fannulloni!
- Sire, il popolo è impegnato negli opifici, nelle sartorie, nei campi, nell’esercito, negli allevamenti di struzzi.
- Allora, che vuole?
- Le paghe sono diminuite. I sudditi hanno fame.
- Fame, fame….Si mangia troppo in questo regno, ciò non è salutare. Guardate il mio ventre gonfio. - e, girandosi verso i propri vicini: - Anche voi, ministri, non scherzate….
Lo
scrivano alzò dai suoi fogli la testolina, un faccino gentile
incorniciato da riccioli biondi, con un paio di occhialini tondi
sulla punta del naso:
- I ministri e i loro servitori potrebbero mangiare un po’ meno, e lasciare un po’ di cibo ai poveri.
- Chi ha parlato? – I ministri si scambiaro occhiate terrorizzate.
- Io – lo scrivano si fece piccolo piccolo.
- Lei deve solo scrivere, non è tenuto a pensare né a parlare - intimò il ministro della guerra, che per l’irritazione è sul punto di far esplodere l’attillatissima ed elegantissima divisa.
- Sciocco, maleducato, impertinente, ingrato! – se ne uscì stizzito il cerimoniere. – Cose mai sentite…
- Scusate non volevo, ero sovrappensiero, mi è scappato.
- Bene, – sospirò il segretario - i ministri e i loro servitori potrebbero sì contenere i loro già morigerati costumi, ma potrebbe esserci più cibo tuttalpiù per qualche povero. Ben pochi se ne gioverebbero, sarebbe un sacrificio vano. Non è quindi il caso di reprimere gli appetiti di uomini di tanto valore. Sire, cercheremo nuove idee.
- Non potremmo istituire un apposito ministero? Ministero della povertà!
- Ministri, ho sentito un riso soffocato! Chi è stato? - Esclamò il re, adirato. Chi ride di me? Cerimoniere, faccia qualcosa…
Il
cerimoniere, imbarazzato, non aveva parole. Il discorso del re era sì
ridicolo, ma nessuno dei ministri avrebbe osato prendersi gioco di
lui.
- Nessuno di noi ha riso sire, ne sono certo…
- Le spie del re nero, ne sono certo, cercatelo. Non può essere che lui…
Il
cerimoniere controllò che non ci fossero spie sotto il tavolo,
dietro i tendaggi, e nell’ingresso. Lì fuori vide solo i soliti
bambini cenciosi – tra loro una ragazzina che somigliava
stranamente alla principessa - che chiedevano l’elemosina, a cui
fece cenno comunque di spostarsi un po’ più in là.
- Torniamo a noi – riprese il segretario
- Sire, ci sono già tante spese… un nuovo ministero? – il segretario scrollò la testa perplesso.
- Non capite nulla. Il ministro tesoriere si chiamerà ministro della povertà, così il popolo saprà che ci interessiamo ai suoi problemi, e ne gioirà.
- Allora io sarò il ministro della povertà. – disse il ministrino imbronciato e lamentoso. Non mi va, non mi piace essere il ministro della povertà. E poi, cosa penseranno gli altri regnanti, il re nero…non faremo bella figura…
- Per ora pensiamo a quietare il popolo. La prossima settimana penseremo ai regnanti…
- Poi, sire, cosa farò con questo nuovo incarico?
- Nulla.
- Nulla?
- Nulla, come ora.
- Sono ammirato per la sua astuzia e lungimiranza, sire, - esclamò estasiato e come sempre deferente il cerimoniere – e per la sua sensibilità nei contronti dei bisogni del popolo!
- Comunque, tornando alla povertà…- riprese il segretario perplesso, grattandosi la testa…
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