domenica 22 marzo 2020

3. Il castello


Ecco, davanti a loro, il castello di Balbablù. Era molto diverso da come lo ricordavano: le mura e le torri sembravano le stesse, ma non erano diroccate, il tutto era molto più curato e ordinato, come se ci si trovasse nello stesso luogo ma in un altro tempo. C’era un bellissimo giardino con aiuole fiorite, che sembravano intessute di ricami variopinti. Il castello doveva essere abitato, e dava l’impressione di ospitare una vita lussuosa. Dalle finestre aperte intravedevano un enorme salone sontuoso, tutto quadri, ori e specchi .
Non osavano bussare o introdursi nel castello. Passarono davanti al grande portone intarsiato; sostarono qualche minuto, sbirciando all'interno mentre si apriva per fare entrare carri colmi di provviste d ogni tipo. Proseguirono seguendo le mura, finché trovarono casupole dimesse e cadenti. Dalla finestra videro una figura familiare: una vecchina vestita di nero, girata di spalle, che armeggiava vicino a una vecchia stufa a legna.
- E’ lei!
- Mafalda!
La vecchia si girò, e quale fu la delusione quando i ragazzi videro un viso aggraziato, anche se rugoso: non c’erano il nasone, il mento adunco e i nei pelosi della amata strega!
- Chi è là? Mafalda... chi osa nominarla? E’ morta da cento anni… io sono Armida, la serva, cuoca di corte. E voi da dove sbucate? E che ne sapete di Mafalda?
- Scusaci. Ci sembrava di vedere una certa somiglianza…. Noi siamo quattro ragazzi, Paolo, Kevin, Frida e Alice. Veramente Alice è solo una bambina…- era Paolo a parlare, timoroso di fare passi falsi.
- Ma come vi siete conciati? E’ carnevale?
- Veramente... ci siamo vestiti così per gioco.
- Beh, attenti ai gendarmi, sospettano delle persone originali, e non scherzano… e che fate qui? Siete ladruncoli, vero?
I tre avrebbero voluto raccontare una bugia, ma non gli venne in mente nulla. Tutti e tre stranamente pensarono - e dissero in coro - la stessa cosa:
- Siamo qui per combattere le ingiustizie.
La vecchia scoppiò a ridere, ma la sua espressione non era di scherno ma di simpatia.
- Venite sciocchini, venite qui ladruncoli ingenui, che vi preparo un latte caldo. Chissà da quanto tempo non mangiate…
Nel frattempo cambiatevi, che così vi prendono subito. In quel cesto ci sono gli abiti smessi della servitù. Sono laceri, ma puliti. E questi sono gli abiti dello spazzacamino, mettili tu che sei più alto – si rivolgeva a Kevin.
Bevvero un ottimo caffelatte. Armida doveva essere così convinta che fossero dei ladri che non fece loro altre domande.
- Perché ridi, quando diciamo che vogliamo sconfiggere le ingiustizie? Non ti sembra un nobile intento? – era Kevin a parlare.
- Nessuno può sconfiggere le ingiustizie di questo reame: la povertà, le guerre, la natura violata. E c’è una piaga ancora peggiore…
- Quale?
- La morte della speranza. Nessuno spera più, non c'è più futuro. Quale orrendo maleficio si è abbattuto su di noi...
- Vedrai Armida, tutto cambierà!
Intanto, con la pancia piena, vestiti di abiti laceri, si erano piazzati intorno al tavolo e aiutavano Armida a pelare le patate.
Lavorando, chiesero della storia del castello. Armida conosceva Barbablù?
- Sapete di Barbablù? E' morto da tempo. Ora c’è il re Gustavo II, nipote di Gustavo I, denominato il “re delle piume”. Conoscete la storia di Gustavo? Se volete sapere qualcosa del regno dovete conoscere le sue vicende. Ora vi racconto. Ma poi di direte voi di come fate a conoscere Barbablù e Mafalda. Mi sa che non me la raccontate giusta, la sapete troppo lunga per essere dei ladri…
Si capiva che Armida non vedeva l’ora di raccontare storie ai bambini, come una qualsiasi nonna. Si accucciarono tutti intorno al focolare, curiosi di ascoltare di Gustavo, re delle piume. Alice si addormentò subito, in braccio a Frida.
- Allora, c’era una volta….

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Premessa

Premessa Kevin, Frida, Paolo e la sorellina Alice sono amici per la pelle. Si sono conosciuti in circostanze insolite: Paolo e ...