Kevin
stava uscendo felice dal palazzo con Elisabetta (questo era il nome
della nuova amica), quando si sentì strattonare forte. Pensò subito
ai soldati di guardia, e tirò un sospiro di sollievo vedendo Paolo,
Alice, Alina e Frida.
-
Che fate qui? Elisabetta, questi sono i miei amici.
-
Ma che fai tu, Kevin, che ti prende? Non ricordi che dobbiamo salvare
il paese? E tu te nei vai a passeggio per il giardino? Hai sentito
quei pazzi, parlano solo di ingiustizie e violenze... Non volevamo
fare qualcosa?
-
Certo che ricordo... ma non è facile. Fatemi pensare...
-
Come? Tu non dici mai “non è facile”! Che ti piglia?
Elisabetta
ascoltava incuriosita: - Chiudiamoli dentro. Di fame non moriranno,
han da mangiare per un mese.
Così
fecero; chiusero a chiave le porte del salone e i potenti non si
accorsero di nulla.
-
Ma a che serve rinchiudere i ministri? Non sentite il rollare dei
tamburi, e il suono delle trombe? Le truppe già stanno per partire!
Salvare il paese significa prima di tutto fermare la guerra. Dobbiamo
trovare un’idea! Ma intanto togliamoci di qui, che diamo
nell’occhio. Torniamo al borgo.
Alina:
- sì, di lì partono i soldati.
I
ragazzi, seguiti dai cani, ritornarono al borgo e videro, subito
fuori dalle mura, l’accampamento dei soldati,che stavano
preparando le armi e le armature. Si stava facendo ormai notte.
Paolo:
- Andiamo a salutare Armida, prima di metterci al lavoro, chissà che
non possa aiutarci! Conosce i segreti delle pozioni di Mafalda...
Cenarono
con Armida, stupita di vedere con loro la principessa e lo scrivano.
Si addormentarono al caldo vicino al camino.
Si
svegliarono che il sole era già alto e corsero all’accampamento:
Non c’era più nessuno. Perchè Armida non li aveva svegliati
all'alba?
Si
misero in cammino seguendo il rollare dei tamburi.
Alice:
- Ehi voi, non correte, aspettatemi.
- Ma tu non dovevi restartene da Armida? Sei sempre fra i piedi!
- Neanche per sogno. Vengo con voi, a sconfiggere le ingiustizie. Però spiegatemi, quali sono queste ingiustizie? Ho sentito i discorsi dei ministri, ma non ho capito granché.
- La guerra è ingiusta. E poi ci sono la povertà e l’’ignoranza. I potenti schiacciano i diritti, le libertà... Alice, non sono cose per bambini piccoli.
- Invece capisco.
- Piantala, Alice!
- Uffa! Però una cosa non capisco: noi che possiamo fare?
- Possiamo fermare la guerra, almeno ci proviamo. Vedrai...
Raggiunsero
i soldati, e si nascosero dietro ai cespugli per osservarli: si erano
fermati in riva a un ruscello, e si muovevano come pazzi, sembrava
una danza folle e forsennata. Si strappavano di dosso le armature,
gli stivali, gli indumenti. Nudi come vermi, arrossatii e flaccidi,
finalmente si rilassavano, e si precipitavano nelle acque gelate del
ruscello.
Qual
era il segreto? Erba pruderina, preparata con amore da Armida, sulla
base dell’antica ricetta dell’amica Mafalda: ortiche essiccate,
peperoncino in polvere, e qualche altro ingrediente segreto. Questa
miracolosa polvere era stata distribuita dalla vecchia alle altre
donne del borgo, e da queste cosparsa sulle canottiere dei soldati.
La pelle dei nostri eroi era un po’ irritata, e il prurito
diventava insopportabile sotto il peso delle corazze.
Per
diversi giorni i soldati non poterono più indossare le armature. Se
ne andavano in giro in mutandoni a caccia di lepri e fagiani. I colpi
delle armi da sparo facevano pensare ai popoli vicini che la guerra
fosse nel suo vivo, a chissà quali combattimenti…
Ma,
ahimè, l’effetto dell’erba magica finì presto e i soldati si
rimisero in cammino. Anche i ragazzi ripresero il cammino. Il loro
passo era ancora guidato dal rollare dei tamburi. All’imbrunire
all’improvviso calò il silenzio.
I
nostri amici proseguivano guardandosi intorno, temendo do trovarsi da
un momento all'altro in un faccia a faccia col nemico. Quale
sorpresa quando si trovarono in una graa nde e tranquilla radura. Gli
uomini si erano accampati per la notte, e i fuochi ardevano per la
preparazione del rancio. Fu un banchetto poco frugale, e i ragazzi
furono tentati di nascondersi tra i soldati... no,no, meglio di no,
li avrebbero scoperti subito. Si accontentarono delle merende che
Armida aveva infilato nei loro zainetti.
Dopo
aver gozzovigliato tutta la notte, i valorosi militi si
addormentarono. I nostri ragazzi attesero il loro risveglio, ma dopo
una notte e un giorno ancora ronfavano profondamente. I ragazzi
capirono: solo le tisane rilassanti e soporifere di Mafalda potevano
aver sortito quell'effetto! Mescolate di nascosto al vino da Armida,
con la complicità delle donne del borgo, avrebbero procurato tre
giorni e tre notti di sonno profondo.
Al
risveglio ripresero il cammino i soldati ripresero il cammino, e i
ragazzi dietro.
Sì
fermarono per la notte in una radura non lontano dall’accampamento.
Accesero un bel fuoco e si disposero in cerchio a discutere.
Kevin:
- Abbiamo avuto buone idee, ma i soldati non si sono fermati che per
pochi giorni. Siamo riusciti solo a rallentare il loro cammino.
Paolo:
- E’ vero, non abbiamo risolto nulla.
Kevin:
- Ci vuole qualcos’altro, un rimedio definitivo.
Frida:
- Io qualche idea ce l’avrei. So come arrestare le truppe, anche se
veramente non so per quanto tempo. Perchè non provare?
Kevin:
- cos’hai in mente?
Frida
cominciò a esporre i suoi progetti, e gli amici ascoltavano con
attenzione. Parlava con tono concitato, gesticolava e rideva. E
tutti ridevano...
-
Sapete, io so parlare agli animali, a tutti gli animali, non solo a
Red o a Maya. Vedrete!
I
ragazzi, curiosi e un po’ increduli, andarono ad appostarsi nei
pressi dell’accampamento. Frida era uscita da sola da un po’.
C’era
qualcosa di strano nel campo, mancava qualcosa... Ecco: i cavalli!
Erano spariti, e così i muli! Li aveva liberati Frida, sicuramente.
Chissà dov’erano scappati.
Giunta
l’alba, i soldati si misero in movimento. Ed ecco le prime
imprecazioni.
-
I cavalli, chi può averli presi! Maledizione! Come possiamo avanzare
senza di loro!
Frida
era ritornata dagli amici, nascosti dietro i cespugli.
-
Ma che ne hai fatto dei cavalli?
-
Li ho indirizzati verso un bel pascolo verde. Hanno tutta l'erba che
vogliono’, Lì si troveranno benissimo.
-
Sento però che le truppe ripartiranno. Tempo di riorganizzarsi... Ma
io ho ancora tante risorse, ho tanti amici animali.
I
soldati si convinsero di essere vittima di una qualche maledizione,
di un maleficio. Cercarono i cavalli nei dintorni, ma neppure
l’ombra. Si stavano rassegnando e quietando - alla guerra ci
potevano ben andare a piedi - quando successero altre disgrazie,
assai più inquietanti delle precedenti.
Una
mattina trovarono la cucina da campo invasa dalle rane: grosse e
grasse, viscide e maleodoranti rane. Saltavano allegramente nei
pentoloni del brodo che il cuoco si apprestava a riscaldare. Le rane
gracidavano felici e schizzavano in ogni direzione. Sembrava
ridessero, riferì il cuoco, anche se nessuno aveva mai sentito
ridere una rana..Le ospiti indesiderate se ne andarono qualche ora
dopo, lasciando pentoloni di brodaglia riversi a terra.
Ma
non era finita qui: fu poi la volta delle bisce, non pericolose ma
sgradevoli, trovate negli scarponi dai militari, in procinto di
infilarseli. Poi le pulci e le zanzare, queste ultime inaspettate in
primavera... e le larve che avevano infestato la carne destinata ai
pasti dei soldati.
Ultimo
venne il lupo, un lupo burlone, che ululò per tutta una notte
aggirandosi intorno al campo, finché Frida gli disse che era stato
sufficientemente pauroso e poteva tornarsene a dormire nel bosco.
I
soldati erano partiti per la guerra forti e determinati, animati
dall’odio per il nemico e dall’amor patrio e erano già allo
stremo delle forze, indeboliti sia nel fisico che nel morale, senza
aver mai affrontato la battaglia. Si vergognavano della propria
inettitudine delle brutte figure, e sotto le coperte pulciose la sera
pensavano alle proprie case, alle mogli, ai figli, alle mamme.
Ormai
i ragazzi avevano dato fondo a tutti gli espedienti per rallentare le
truppe. Per quanto demoralizzati, i soldati sembravano non volersi o
non doversi fermare. Parlavano di riprendere il giorno dopo il
cammino verso i confini del regno.
-
Questa notte non si dorme. Questa volta dobbiamo anticiparli! Tutti
in piedi! -
Avevano
mangiato qualcosa e seguendo le indicazioni di Kevin erano pronti per
riprendere il cammino.
Avanzarono
velocemente, a cavallo. Frida aveva tenuto con sé quattro stalloni.
Arrivarono in un battibaleno, seguendo la piantina, ai confini del
regno, dove si ergeva una grande muro grigio fatto di mattoni
intonacati (il cemento non esisteva ancora). Da qualche parte doveva
esserci un’apertura, un varco verso cui l’esercito era diretto
per scontrarsi col nemico.
Alice:
- Ma a che serve il muro?
Paolo:
- A tenere lontani i vicini, che sono considerati nemici. Avete
sentito i discorsi dei ministri: i nemici sono poveri - ancor più
poveri dei nostri poveri -, quindi invidiosi e cattivi, pronti a
rubare quel poco che qui possono trovare.
Frida
disse, scrollando la testa: - E ora? Che si fa?
Kevin
pensava che un modo per evitare la guerra doveva esserci, e mentre
pensava il suo sguardo si posò su un mucchio di casse e bidoni
abbandonati sotto un albero, vicino al muro.
-
Ho trovato! – spiegò il progetto agli amici e si misero al lavoro.
Due
ore dopo, stanchi ma soddisfatti, sedevano sull’erba rifocillandosi
con le ultime cibarie.
-
Bel lavoro!
Mangiando
ammiravano un paesaggio fatto di colori accesi, dove poche ore prima
c'era il muro: mare azzurro e montagne verdi sullo sfondo, prati
fioriti bagnati inspiegabilmente dall'acqua salata. Pesci colorati
guizzavano fuori dall’acqua, un airone rosa cercava di acciuffarli
(ma quando mai si era visto un airone rosa in quel paese?),
pappagalli, orsi polari, pantere, pinguini, gatti, e anche un ramarro
e un coniglio nano.
Alice
aveva fatto il suo pisolino, e aprendo gli occhi vide tutta questa
meraviglia. Il muro non c'era più? Si avvicinò subito al gatto
tigrato per accarezzarlo... e prese una sonora testata. Piombò a
gambe all’aria, piagnucolando. Gli altri non seppero trattenere il
riso.
Alzandosi
Alice si avvicinò di nuovo al gatto immobile e osservò meglio: il
paesaggio, con tutti gli animali, era dipinto.
-
Ma non potevate dipingere gli animali di qui? Il pinguino, la
pantera... Se il generale se ne accorge! - disse Frida.
-
Non avevamo a disposizione tutti i colori. Avevamo del rosa, del
giallo, e poi… non sapevamo che farne…
-
Ma cosa ci facevano le vernici qui?
-
Erano probabilmente avanzi del mondo a colori. Ricordate il consiglio
dei ministri? L’albero rosa…
-
Ora basta chiacchiere, fra poco arriva l’esercito. Andiamo a
nasconderci dietro a quei cespugli, ci godremo lo spettacolo.
Si
sentivano in lontananza le trombe e i tamburi, e il rumore delle
armature. I soldati arrivarono, e non si accorsero che il sentiero
finiva. Il dipinto sul muro era riuscito proprio bene! Il grande
prato, la strada fiancheggiata dagli alberi, il mare là in fondo. E
non fecero neppur caso alla presenza di animali sconosciuti e
bizzarri.
I
soldati tornarono mesti, con bernoccoli colorati, dato che la pittura
non era ancora ben asciutta, trascinando gli archibugi penosamente
piegati a metà.
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