1Il
cerimoniere voltò pagina:
- Rimane per ultimo da parlare dell’albero della speranza.
- Cos’è successo all’albero della speranza, sentiamo.
- Una magia.
- No… è seccato?
- Incendiato?
- No…
- Tagliato dai poveri, per scaldarsi?
- Non possiamo fare a meno dell’albero: ogni mattino il popolo controlla che sia sempre rigoglioso, in buona salute.
- No, no, è una magia buona. Sire e ministri, tranquillizzatevi. L’albero è diventato tutto rosa….
- Rosa?
- Sì, il tronco e le foglie…
- Però, bello un albero rosa…. Colore adatto alla speranza, non trovate?
- Di un bel rosa confetto…così bello che un bambino si è arrampicato su in alto in alto, e non è più tornato, e … scusi sire, questa è un’altra storia. Dicevamo, l’albero è diventato di un bel rosa. Solo che…
- Solo che?
- Solo che gli abitanti del villaggio hanno visto che anche gli altri alberi diventavano rosa, e anche le verdure, e le galline, i cavalli, i gatti, i calessi e infine anche le case, e anche…
- Tutto rosa? Che strana inutile magia!
- Si è scoperto che è tutta colpa della bottega che fabbrica colori per le sete, le lane e – proseguì il cerimoniere abbassando la voce - i capelli, e le polverine cangianti per gli occhi delle fanciulle… insomma, sono esplosi degli alambicchi, e fumi rosa si sono sparsi ovunque…il popolo tossisce.
- La mia maestà non può mai stare tranquilla…
- Sire, non si dispiaccia…pochi sono morti, pochissimi, giusto cinque o sei. E sono morti con un bel colorito roseo sul viso. Però…
- Un altro però… Che altro c’è?
- Bisognerebbe fare qualcosa con mastro Arcobaleno…, è un pasticcione. Lava le tinozze in cui mescola il colore nel ruscello. Le acque sono viola.
- Belle le acque viola… Cielo rosa e acque viola…
- Sire, le lavandaie lavano i panni al ruscello…il regno è invaso da lenzuola viola che svolazzano al sole….
- C’è il rischio che mi debba presentare alle fanciulle con una vestaglia viola, e magari anche…Ministrino, perché ridacchia nascondendosi con la mano? Bene, che intervenga il mago.
- Sire, Le ricordo nuovamente che da tempo non viene pagato – disse il ministrino ricomponendosi.
- Lo pagherà il popolo.
- Il popolo è sempre povero.
- Allora convochiamo lo scienziato.
- Lo scienziato? non c’è più.
- Come? Gli abbiamo tagliato la testa?
- No. Dato che non lo pagavamo, se n’è andato oltreoceano…
- No…dal re nero? Sempre lui, porta via i miei uomini migliori…
- Allora allora...facciamo ridipingere l’aria e l’acqua di azzurro, che ci vuole…
- Che idea geniale…facciamo ritingere tutto al pittore.
- Ma non dovevamo fargli tagliare la testa?
- La prossima settimana… non c’è fretta.
- I prati e gli alberi torneranno verdi, le pecore bianche…i fiori lasciamoli rosa. Che bel paese!
- Che bel paese! - esclamò il ministro della guerra.
- Che bel paese! - esclamò il ministrino.
- Che bel paese! - esclamò il segretario.
- Che bel paese! - esclamò il cerimoniere, aggiungendo con sussiego: - Tutto merito di sua maestà!
- Basta complimenti. Sapete che sono un uomo modesto. – si ritrasse il sovrano, tormentandosi un tirabaci fulvo, scomposto ma non ribelle, che spuntava da sotto la corona. - Che ora è, cerimoniere?
- Sono le cinque.
- Finalmente, il mio tè con le fanciulle! Cerimoniere, mi accompagni!
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